Terna, le emissioni in UK, la carbon tax in Canada e molto altro

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
;
20 Marzo 2025

I risparmi che otterremmo grazie ai miglioramenti delle reti elettriche, le emissioni in Germania e Regno Unito, la carbon tax in Canada: questo e molto altro nella rassegna stampa de Il giusto clima

Una miniera di carbone. Oggi il consumo di carbone nel Regno Unito è tornato ai livelli dell’epoca preindustriale, per la precisione ai livelli del 1666

La rassegna stampa settimanale de Il giusto clima si apre parlando di reti elettriche, che svolgono un ruolo fondamentale nella transizione. L’integrazione dei sistemi elettrici dei diversi paesi è essenziale per utilizzare al meglio le rinnovabili intermittenti. Ad esempio, d’inverno abbiamo una maggiore produzione eolica, che è concentrata soprattutto nel Nord Europa, e d’estate potremmo avere un surplus di produzione fotovoltaica nell’Europa meridionale. Quindi più elettrodotti abbiamo per spostare l’energia elettrica, meglio è.

Ma a chi conviene?

I lavori sulle reti elettriche vengono pagati tramite le componenti tariffarie che troviamo in bolletta, ma siamo sicuri che sia un buon investimento?

Se offriamo elettricità a basso prezzo sul mercato europeo, contribuiamo ad abbassare i prezzi in tutti i paesi. La Commissione Europea stima che già oggi in termini di mercato elettrico l’integrazione tra i mercati nazionali porta a oltre 30 miliardi di risparmi annui che entro il 2030 potrebbero arrivare a 40. Le stime per il 2050 arrivano addirittura a oltre 200 miliardi l’anno di risparmi, ma è presto per una valutazione puntuale.

A livello nazionale, abbiamo un obiettivo di integrazione delle reti, che è responsabilità di Terna

Terna è l’operatore che si occupa della rete di trasmissione nazionale ad alta tensione, la colonna vertebrale del sistema elettrico. Qualche giorno fa ha presentato il suo piano, che prevede 23 miliardi di investimenti nei prossimi 10 anni. Questi servono sia alla migliore integrazione tra le zone di mercato (che in Italia sono 7), sia a coprire l’aumento dei consumi elettrici previsto per i prossimi anni, coerentemente con il processo di decarbonizzazione del sistema energetico.

La capacità di scambio tra zone di mercato ora è di 16 GW e diventerà di 39 GW. A proposito di richieste di connessione per nuovi impianti rinnovabili, Terna comunica che al momento risultano 152 GW di fotovoltaico, 110 GW di eolico on-shore, 86 GW di eolico off-shore e 277 GW per sistemi di accumulo. Sono numeri enormi che non corrispondono agli impianti che verranno effettivamente installati. Ma danno l’idea della forte crescita del settore.

Buone notizie sul fronte delle emissioni

Nel Regno Unito le emissioni nel 2024 sono diminuite del 3,6% grazie soprattutto alla riduzione dell’uso di carbone e alla diffusione di auto elettriche. Per Carbon Brief oggi l’uso di carbone nel Regno Unito è ai livelli del 1666, quindi è tornato a tassi analoghi all’epoca preindustriale. Ma soprattutto, le emissioni rispetto al 1990 sono più che dimezzate, mentre il PIL è aumentato dell’84%.

In Germania le emissioni sono diminuite del 3,4% grazie soprattutto alle rinnovabili che hanno prodotto oltre il 50% dell’elettricità. A livello europeo poi si comincia a vedere l’effetto delle auto elettriche, perché fino a poco tempo fa il settore dei trasporti era l’unico in cui le emissioni continuavano ad aumentare e ora abbiamo una prima inversione di tendenza: con 9 milioni di auto elettriche circolanti a livello continentale, ci sarà una riduzione di 20 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

I partiti conservatori di Canada e Regno Unito si allontanano dalle politiche climatiche

Non stiamo parlando dei movimenti di estrema destra, già ampiamente attivi da questo punto di vista, ma dei classici partiti conservatori. Nel Regno Unito la leader del partito conservatore Kemi Badenoch ha detto che vuole abbandonare l’obiettivo emissioni nette zero entro il 2050. Ha affermato che non è possibile “senza un grave calo del nostro tenore di vita o mandandoci in bancarotta”.

Esattamente il contrario di quello che sostiene il Climate Change Committee, una commissione ufficiale di supporto e consulenza al governo britannico di cui abbiamo parlato un paio di settimane fa.

Ma anche oltre oceano ci sono novità, visto che il primo ministro neoeletto Mark Carney, ex banchiere impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici, ha abolito la carbon tax per i consumatori a partire dal primo aprile, giusto poco dopo aver prestato giuramento.

Secondo gli analisti, la marcia indietro di Carney sulla carbon tax evidenzia il successo degli attacchi politici dell’opposizione conservatrice ma non pregiudica la strategia più ampia di chiedere ai grandi inquinatori di pagare per il loro comportamento dannoso per il clima. Staremo a vedere.